pick icons pick landscape

Impressive Torrents Picker

Download torrent:
"Italia in guerra - Il disastro del Don - DivX - Ita [TNT Village]"

Size: 689.57 MB
Category: Movies > DVDR
Date: 2011-03-11 15:24:05
Seeders: 0
Leechers: 0
Download This Torrent

Description

 
150 ANNI DI ITALIANI

ITALIANI IN GUERRA
di Massimo Sani

Ottima serie di documetari sulla II guerra mondiale degli italiani del 1962, suddivisa fra le diverse battaglia sostenute dall'esercito, dalla marina ed dall'aviazione. Debbo riconoscere che tutti noi più o meno conosciamo gli eventi della seconda guerra mondiale in linea generale, ma nel dettaglio le singole battaglie sostenute dalle nostre forze armate, in cui si riscontra il pensiero di Mussolini del 1940 di una guerra breve e veloce a fianco della Germania, ma che in realtà si riveleranno dei veri e propri disastri militari in special modo la campagna di Grecia, Francia, Libia e della marina per il predominio nel Mediterraneo.


IL DISASTRO DEL DON (1962)



Spediti in Russia
I primi italiani arrivarono in Russia nel 1941. Con lo Csir, il corpo di spedizione italiano in Russia, poi inglobato dal'arrivo dell'Armir, l'Armata italiana in Russia. Fu l'inizio di una campagna di guerra che si trasformò in una débacle.

I primi italiani arrivarono in Russia nel 1941. Con lo Csir, il corpo di spedizione italiano in Russia, poi inglobato dal'arrivo dell'Armir, l'Armata italiana in Russia. Fu l'inizio di una campagna di guerra che si trasformò in una débacle.

Dopo la rottura del fronte russo, nel dicembre 1942, iniziò una ritirata a meno 40 °C che finì a gennaio 1943, decimando le truppe italiane. “Ho ancora nel naso l’odore che faceva il grasso sul fucile mitragliatore arroventato. Ho ancora nelle orecchie e sin dentro il cervello il rumore della neve che crocchiava sotto le scarpe, gli sternuti e i colpi di tosse delle vedette russe, il suono delle erbe secche battute dal vento sulle rive del Don”. Così Mario Rigoni Stern inizia Il sergente nella neve, romanzo autobiografico sulla ritirata dell’Armata italiana in Russia (Armir) nell’inverno tra il 1942 e il ’43.

CHI MAL COMINCIA...

Che fosse una spedizione iniziata sotto i peggiori auspici c’era chi l’aveva capito fin dai primi giorni. Basta ascoltare le parole di Egidio Pin, artigliere alpino di Pianzano (Tv), classe 1921, inquadrato nella Divisione Julia, 3° Reggimento artiglieria da montagna. «Partimmo con la tradotta: passammo da Gorizia e poi, via Tarvisio, in Austria, Polonia e Ucraina. Ma lì ci dovemmo fermare: in Russia i binari avevano una larghezza diversa rispetto al resto d’Europa. Scendemmo e ci accampammo per la notte, noi e il migliaio di automezzi al seguito della “Julia”, parcheggiati in ordine, pronti a partire il giorno dopo. Non vi dico le bestemmie in quei momenti. Con tutta la strada ancora da fare e il treno fermo lì, cominciavamo bene». Prosegue: «Il giorno dopo, all’alba, ci preparammo a partire. Ma gli autisti, che erano stati i primi a salire sugli automezzi, avevano già scoperto che non si potevano nemmeno mettere in moto. Eravamo ancora in settembre ma durante la notte la temperatura si era abbassata a tal punto da far congelare i motori, dove nessuno si era preoccupato di mettere l’antigelo. Così, cambio di programma e via a piedi: marciammo per 5 giorni, facendo una quarantina di chilometri al giorno».
I giovani dell’Armir andavano a ingrossare le file dei primi arrivati: «Io in Russia ci sono arrivato nel 1941 con il Corpo di spedizione italiano in Russia (Csir): sono partito alla guida di un camion della Divisione Torino e me ne sono dovuto tornare a piedi. Dopo 20 mesi di guerra» precisa Leonida Giannelli, arzillo ottantanovenne di Calzolaro di Umbertide (Pg), caporalmaggiore decorato con la Croce di Ferro tedesca. Il primo convoglio dello Csir era partito infatti da Verona il 10 luglio di quell’anno: 62 mila uomini e 5.500 automezzi suddivisi in tre divisioni: “Pasubio”, “Torino” e “Celere”.

PARTENZA

Il rincalzo di 230 mila uomini è arrivato un anno dopo. «Ci hanno messo in mano un fucile modello 91, una baionetta e qualche vecchia mitragliatrice. E senza tanta preparazione siamo partiti, accompagnati alla stazione dalla fanfara, tra i saluti e i pianti dei nostri cari. Eravamo tutti commossi» dice ripensando a quei momenti Giovanni Mirenda, nato a Sperlinga (En) nel 1921, partito con l’Armir.
L’ufficiale di artiglieria alpina Franco Fiocca, milanese classe 1921, si avviò con tutt’altro spirito: «Per me, appassionato di scalate, la Russia era un sogno. Voleva dire avventura. Molti di noi erano spinti dalla voglia di crescere e di imparare. Poi eravamo galvanizzati dalla propaganda e dall’idea di una guerra lampo, di cui tanto vaneggiavano i tedeschi. Solo quando fui lì realizzai. Innanzitutto che non c’era motivo che noi andassimo a “rompere le scatole” ai russi. Si vedeva che era brava gente, gente come noi». Stesso impatto con il nemico anche per Giovanni Mirenda: «La cosa che mi ha colpito quando siamo giunti nella terra degli zar è stato il mesto sorriso dei russi e, ovunque, i segni della miseria provocata dalla guerr».